La lotta alla pirateria avanza, in tutto il mondo e ormai con tutti i mezzi. Diverse sono state le azioni di vario tipo intraprese negli ultimi anni da aziende, associazioni e forze dell'ordine, con un sensibile aumento negli ultimi mesi. Senza dimenticare come in alcuni casi si siano raggiunti eccessi preoccupanti per quanto riguarda la libertà delle persone.
Ma in ballo ci sono fortissimi interessi economici, e questo spiega il perchè di tante azioni. L'ultima riguarda Razorback, probabilmente il più grande e conosciuto server della rete P2P dei software eMule ed eDonkey. Razorback sarebbe stato sequestrato dalla polizia belga, che lo ha reso irraggiungibile ed inutilizzabile. Ricordiamo che i server P2P della rete di eMule non contengono nessun file al loro interno, ma semplicemente indicizzano i contenuti dei vari utenti permettendo le ricerche dei files. I server però al loro interno non conservano nemmeno dati sui "comportamenti" degli utenti. La rete di eMule poi non è espressamente destinata allo scambio di contenuti illegali e protetti, ma a qualsiasi file anche legale. Sono poi i singoli utenti a decidere cosa condividere nella rete. I server di Razorback sono dislocati in Belgio ma sono gestiti da una società svizzera. Le autorità giudiziarie monitoravano l'attività del server già da molto tempo, mentre ora sembrerebbe che la polizia abbia realizzato dei server "Razorback" fasulli nella rete eMule/eDonkey per raccogliere dati sul traffico di files illegali. Al momento non sono ancora noti i dettagli della vicenda, che sicuramente ha un certo impatto (più psicologico che tecnico) sugli utilizzatori di tali reti. (Fonte) Alla base dell'azione legale ci sarebbe l'accusa di lucro verso gli amministratori di Razorback, in quanto, secondo il comunicato della MPA, avrebbero ottenuto guadagni sia dalle "donazioni" degli utenti sia dalle pubblicità (anche di siti pornografici) sul sito. In fondo a questa pagina riportiamo il comunicato originale della MPA (l'associazione dei produttori cinematografici) che riporta la notizia, per la verità con toni piuttosto pomposi (si afferma che Razorback è addirittura una minaccia per la società, e che averlo chiuso renderà molto più difficile trovare contenuti piratati...).
Novità anche per Kazaa, il software P2P molto popolare che era stato bandito. Sharman Networks, l'azienda che l'ha prodotto, era stata infatti condannata per aver favorito la pirateria. Ora però intende far valere la propria innocenza ed ha iniziato il processo di ricorso in appello. Intanto il software Kazaa è ancora attivo, ma presenta limitazioni per quanto riguarda i contenuti illegali, come indicato qui).
A proposito di pirateria di materiale protetto da diritto d'autore, la Guardia di Finanza di Modena ha scoperto un server che diffondeva musica in ben 180 centri commerciali italiani, ma in maniera assolutamente illegale. I centri commerciali infatti usavano la musica del server (contenente 400.000 canzoni!) per diffonderla nei locali commerciali, senza però pagare i dovuti diritti per la trasmissione in pubblico di opere protette. Il server era dislocato in una cantina nella città di Milano. Trovate i dettagli nell'articolo originale. Anche Apple ha avuto il suo da fare, ed è riuscita a far oscurare il sito di Maxxuss, l'utente che aveva per primo pubblicato una patch che permette di craccare Mac OS X per installarlo nei normali PC (vedi qui). Ciò è stato permesso in base al Digital Millennium Copyright Act (DMCA), come riportato da Punto Informatico.
Microsoft non è da meno, anche in questo campo, ed ha avviato una campagna (Keep it real) per combattere la pirateria nel Regno Unito dei suoi software. Per far ciò intende educare gli utenti all'utilizzo del software originale, ma adotterà anche investigatori che "controlleranno" i distributori e negozianti "sospetti" (Fonte).
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